I Giovani come priorità del Next Generation EU, proposte per la formazione, l’occupazione e l’emancipazione giovanile

INTERGRUPPO PARLAMENTARE NEXT GENERATION ITALIA PER L’EQUITÀ INTERGENERAZIONALE E LE POLITICHE GIOVANILI

 

I Giovani come priorità del Next Generation EU, proposte per la formazione, l’occupazione e l’emancipazione giovanile

 

La crisi della pandemia del Covid-19 sta aggravando ulteriormente l’emergenza giovanile nel nostro paese, per non parlare dell’aumento considerevole del debito pubblico che rischia di ridurre e impoverire significativamente le opportunità di sviluppo delle generazioni future, un rischio reale per un paese che già oggi spende più risorse per gli interessi sul debito che in istruzione e ricerca. Il Next Generation EU rappresenta un’opportunità storica per introdurre misure urgenti a favore dell’occupazione, la formazione e l’emancipazione giovanile.

L'Italia, già nei periodi antecedenti la pandemia, a causa anche degli effetti della crisi dello scorso decennio, ha particolarmente sofferto per l’elevato tasso di disoccupazione giovanile, l’alto numero di cosiddetti NEET ("not in Education, Employment or Training", giovani disoccupati non iscritti a nessun corso di studio o di formazione), oltre che di ragazze e ragazzi, al primo impiego, sottopagati ed, infine,  del rinnovato fenomeno di forte emigrazione all’estero, spesso di giovani laureati che non riescono a trovare un’occupazione adeguata agli studi intrapresi che decidono di emigrare all’estero, fenomeni tutti questi aggravati da forti squilibri territoriali, tra aree metropolitane e aree interne e soprattutto tra il nord e il sud del paese, ancora irrisolti. Squilibri territoriali ancora più elevati tra le regioni d’Europa: i NEET sono il 5,3% a Friburgo, in Germania, mentre in Sicilia e Calabria si tocca il 50% (15-24 anni, dati Eurostat). Una disparità inaccettabile a sessantaquattro anni dal Trattato di Roma.

Nelle prime bozze del PNRR dell’Italia sono definite 6 missioni, nessuna delle quali dedicata specificatamente alle politiche per la prossima generazione in quanto i giovani, al pari del Sud e della parità di genere, sono considerate nel piano come priorità trasversali, sebbene nelle linee guida per i PNRR emanate dalla Commissione Europea il 22 Gennaio 2021 fosse stato raccomandato agli Stati membri di dedicare un pilastro specifico “alle politiche per la prossima generazione, l'infanzia e i giovani”. Mantenere le misure per le politiche giovanili frammentate in diverse missioni potrebbe complicare il monitoraggio e la valutazione dei progetti, rischiando inoltre di pregiudicare l’allocazione effettiva dei fondi per le misure dedicate esclusivamente alle persone under 35. Un rischio che sarebbe meglio evitare per un paese come l’Italia che sembra dedicare ai giovani un livello di risorse del PNRR non sufficiente se si tiene conto della gravità dell’emergenza giovanile in rapporto ad altri paesi europei (esclusa la Grecia), come indica il grafico seguente elaborato dalla Fondazione Bruno Visentin per il Consiglio Nazionale Giovani. Per questo motivo sarebbe opportuno per il Governo, nell’ambito della revisione del PNRR delle prossime settimane, circoscrivere tra gli interventi delle diverse missioni un numero maggiore di progetti e di risorse a beneficio delle nuove e future generazioni.

 

 

Secondo gli ultimi dati Istat riferiti al secondo trimestre del 2020, in Italia il tasso di disoccupazione giovanile, nella fascia 15-24 anni, si attesta al 24,7% mentre i Neet di età compresa tra i 15 e i 29 anni sono 2.157.000, ovvero il 24% del totale dei giovani della stessa età, donne per oltre la metà dei casi. Un dato già in aumento per via della crisi del Covid19 se consideriamo che nel 2019 i Neet erano 2.003.000. Secondo Eurostat, nella fascia di età 20-34 anni, l’Italia è il paese con il più alto numero di Neet dell’Unione Europea, il 27,8% contro una media dell’UE del 16,4%; i dati Istat, poi, evidenziano che nel solo anno 2019 hanno lasciato l’Italia oltre 126.000 italiani - di cui almeno 30.000 laureati – con un aumento del 8% sul 2018.

Gli effetti della diminuzione dell'occupazione giovanile sono aggravati dalla crisi dell'istruzione universitaria e dalla riduzione progressiva del numero degli immatricolati, verificatasi negli ultimi anni e causata, a partire dalla crisi dello scorso decennio, anche dalla riduzione delle risorse a disposizione delle famiglie appartenenti a contesti socio-economici più fragili e in condizioni di povertà tali da trovarsi nell'impossibilità di sostenere i costi degli studi universitari.

L’accesso al lavoro rimane difficile, tanto da suggerire di rinnovare talune di queste iniziative, come la decontribuzione per i nuovi assunti under 35 focalizzare l’attenzione su fattori di contesto in grado di agevolarne l’ingresso e sui servizi, pubblici e privati, necessari allo scopo, inclusi incentivi economici per l’avvio di attività professionali o imprenditoriali.

Peraltro, la recente comunicazione COM(2020)276 della Commissione al Parlamento europeo, "Sostegno all'occupazione giovanile: un ponte verso il lavoro per la prossima generazione", del 1° luglio 2020, individua le principali linee di indirizzo che UE e Stati membri devono attuare: rafforzare le garanzie per i giovani, rafforzare l'istruzione e la formazione professionale anche nell’ottica di una competitività sostenibile; la comunicazione contiene una proposta di raccomandazione relativa alla Garanzia per i giovani (COM(2020)276), volta a sostituire la raccomandazione del Consiglio dell’UE del 22 aprile 2013 che ha istituito tale Garanzia, non solo per contribuire ad attenuare l'impatto della crisi da COVID-19 e prevenire un’ulteriore crisi dell’occupazione, ma anche al fine di integrarvi le trasformazioni in atto nel mercato del lavoro, nonché la duplice transizione verde e digitale. Gli obiettivi per l’attuazione della Garanzia in Italia appaiono allo stato lontani dall’essere conseguiti; anzi, difficilmente conseguibili senza un radicale intervento di riforma che assicuri effettivamente una integrale revisione dei sistemi di politiche attive del lavoro. Per assicurare un maggiore grado di effettività, sarebbe auspicabile integrare i compensi previsti nei percorsi della Garanzia giovani con una copertura contributiva, con risorse dedicate e nelle forme e modalità scelte dai Paesi membri.

Ciononostante Garanzia Giovani oggi non è più sufficiente per affrontare il problema dei giovani inattivi in Italia, il paese col più alto numero di NEET della UE. Garanzia Giovani è un programma che rimborsa al massimo il 60% del costo del lavoro e prevede procedure burocratiche lunghe coinvolgendo molti soggetti diversi. Occorre invece l’attuazione di un piano straordinario di attivazione giovanile, che potrebbe essere definito  ‘Piano AttivaGiovani’, rivolto ai giovani Neet che preveda il pieno finanziamento di un periodo di lavoro e formazione presso le imprese, analogamente a quanto intrapreso da altri paesi europei come il Kickstart Scheme del Regno Unito; i giovani lavoratori potrebbero essere selezionati dalle imprese in base alle loro esigenze mentre il compenso per l’attività prestata sarebbe interamente a carico dello Stato; le imprese potranno far domanda a condizione che si tratti di nuovi posti di lavoro e che assicurino un’esperienza formativa per i giovani NEET.

Per superare la crisi, il Paese ha bisogno di un importante investimento sulle competenze dei lavoratori, promuovendo la formazione continua e permanente nell’ottica di un reskilling professionale mirato e la formazione universitaria e post-universitaria, soprattutto nelle materie scientifiche (STEM) – che ancora troppi pochi giovani studiano all’università, soprattutto le giovani donne - nella prospettiva del lifelong learning, che sappia intercettare le trasformazioni del mercato del lavoro conseguenti alla pandemia soprattutto nella direzione dell’economia digitale, dell’economia sostenibile e circolare – i cosiddetti green jobs - e che quindi sappia sostenere i processi di innovazione e riorganizzazione dei sistemi produttivi.

Diversi studi evidenziano come molti degli studenti di oggi saranno impiegati in mestieri che ancora non esistono. Da qui l’importanza di promuovere un nuovo modello formativo basato non solo sulle nuove competenze tecniche ma soprattutto sulle competenze trasferibili, come le capacità di relazione e presentazione, l’alfabetizzazione economica e digitale, lo sviluppo di uno spirito critico indipendente. In questo modo i giovani saranno meglio equipaggiati per affrontare le sfide future del mondo del lavoro, già oggi caratterizzato da una crescente automazione dei processi produttivi e dalla precarietà delle forme contrattuali, facilitando la ricerca di quei percorsi professionali che soddisfano le proprie aspirazioni di auto-realizzazione, una caratteristica tipica della generazione Y e dei Millenials, spesso motivati da cause morali e spirito di servizio.

È fondamentale quindi, alla luce dei dati fin qui esposti, che il Governo adotti riforme e interventi, anche strutturali, sia in merito al mercato del lavoro e delle politiche attive, che in merito all’istruzione, la formazione e l’apprendistato, tali da poter validamente accompagnare la strategia di rilancio. Risulta fondamentale riconoscere la centralità della relazione tra sistema scolastico e universitario e sistema produttivo, e rivalutare, rivedendone la disciplina, i percorsi di alternanza scuola-lavoro, nella prospettiva di un affinamento che tenga conto dell’importanza dell’esperienza del lavoro come fattore importante nel percorso formativo dell’adolescente e nella costruzione della sua stessa personalità. Sarà inoltre indispensabile favorire un massiccio ricambio generazionale nella Pubblica Amministrazione: i dipendenti under 30 della PA in Italia nel 2018 erano il 2,24% del totale mentre in Francia sono il 21%, in Germania il 30%, a fronte di una media OCSE del 18%.

Coerentemente con le missioni di digitalizzazione e inclusione sociale del NGEU, sarà opportuno includere nel PNRR il riconoscimento di piattaforme come la ‘Carta Giovani Nazionale’ (CGN), uno strumento unico per veicolare ed attuare le politiche a favore dei giovani, misure economiche, sociali, formative, per l’accesso al mondo del lavoro. Inclusa tra le diverse funzioni anche il “Curriculum Vitae Digitale”, un supporto per certificare le competenze conseguite dagli studenti nel corso dei loro studi in modo da rafforzare l’attivazione di reti orizzontali e verticali tra istituzioni scolastiche e universitarie e imprese finalizzate ad accompagnare e orientare gli utenti verso l’impiego e facilitare la transizione scuola/università-lavoro.

Serve una profonda revisione e un adeguato potenziamento dei programmi di istruzione tecnica superiore come strumento di accesso al mercato del lavoro e alle professioni. Appare necessario costruire un sistema duale capace di offrire percorsi formativi che già presentano un tasso di occupabilità molto elevato, in media superiore all’80%. Su questo fronte apprezziamo l’allocazione di 1,5 miliardi nel PNRR per l’ITS -250 milioni di euro all’anno per 6 anni - ma occorre definire la direzione da intraprendere per sciogliere i problemi legati alla scalabilità del sistema attuale.

 

Occorre potenziare le attività di orientamento scolastico al fine di aumentare l’accesso all’istruzione universitaria e di conseguenza accrescere le immatricolazioni, accelerare l’ampliamento e la diffusione delle lauree professionalizzanti, promuovere e velocizzare il riconoscimento delle lauree e dei titoli di studio conseguiti all’estero per sostenere il rientro attivo e qualificato dei giovani espatriati, o l’arrivo di laureati e ricercatori internazionali, valorizzando  la “circolarità” delle esperienze formative e di lavoro.

Anche in questa prospettiva è ancora opportuno adottare una normativa comune per le modalità di tirocinio curriculare ed extra-curriculare e dei praticantati, garantendo un compenso minimo, che tenga conto del valore del percorso formativo intrapreso e delle condizioni dell’azienda di riferimento, così come espresso recentemente nella Risoluzione approvata al Parlamento Europeo il giorno 8 ottobre 2020. Su questo fronte sarebbe preferibile costruire un percorso per pervenire a un vero e proprio equo compenso per tirocinanti e praticanti, valutare una riforma dei tirocini extra-curriculari per limitarne la durata massima e semplificare l’apprendistato come via d’accesso al mercato del lavoro.

Sarà necessario rilanciare e rinforzare i centri per l’impiego, i controlli e le piattaforme digitali per assicurare una maggiore precisione e celerità nella fase di incrocio di domanda e offerta e poi dell'accettazione dell’offerta del lavoro. La mancanza di controlli ha evidenziato l’impossibilità di monitorare coloro i quali, pur in presenza di un’offerta di lavoro, l’hanno rifiutata ed è mancata un’analisi puntuale sulla domanda e l'offerta di lavoro, che consenta di comprendere di quale tipo di lavoratori abbiano bisogno le imprese. In quanto servizi, oltre ai centri per l’impiego occorre rilanciare anche le agenzie per il lavoro accreditate, componente fondamentale di un sistema integrato pubblico-privato.

I dati Eurostat del 2019 mostrano quanto i giovani italiani nella media siano quelli che abbandonano il nucleo familiare d’origine più tardi rispetto ai coetanei europei; questi ultimi infatti vanno via di casa intorno ai 26 anni, mentre in Italia siamo in media sopra i 30 anni, a dimostrazione delle forti difficoltà che i giovani italiani devono affrontare per emanciparsi e inserirsi nel mondo del lavoro. Più esattamente, occorre riconoscere che il lavoro è condizione necessaria ed essenziale per l’autonomia delle persone, per la realizzazione dei loro talenti e per fondare sostenibili progetti di vita anche familiare. Alcuni sondaggi evidenziano come in media le donne italiane vorrebbero avere due figli a 28 anni, ma nei fatti la maggior parte riesce ad avere un solo figlio dopo i 30.

L’emancipazione giovanile è un processo multidimensionale che va oltre i temi dell’occupazione della formazione. A tal fine, è importante porre attenzione anche ai temi della famiglia per venire incontro alle esigenze delle giovani coppie che già affrontano i disagi di un difficile ingresso nel mondo del lavoro. In tale contesto sarà fondamentale integrare l’implementazione dell’assegno unico universale per i figli a carico nel PNRR e prevedere specifiche misure volte a sostenere le giovani coppie e l’autonomia finanziaria dei giovani, tramite detrazioni fiscali per i costi di locazione di abitazione delle coppie under 35 e l’estensione del congedo di paternità ben oltre gli attuali 10 giorni.

La denatalità infatti in Italia ha assunto i caratteri dell'emergenza, con riflessi devastanti sull'economia e le prospettive future di crescita. Nel 2019, per il settimo anno consecutivo, è stato registrato un nuovo superamento, al ribasso, del record di denatalità̀: i nati sono stati solo 420.084, il 4,5% in meno rispetto al 2018, il 27% in meno rispetto al 2008.  Anche nel 2020, si è registrata una drastica ulteriore riduzione delle nascite. Oggi in Italia ci sono 5 anziani per ogni bambino ed il tasso di denatalità fa registrare numeri abnormi al sud. Questo preoccupante trend demografico negativo ha dato e sta dando un contributo diretto sensibilmente negativo all’economia del nostro Paese. Un Paese “vecchio” è carente di inventiva, sotto-investe, è poco dinamico e sempre meno produttivo, diminuisce la sua competitività sui mercati internazionali vede ridursi il dinamismo dei consumi: in altre parole, alimenta un circuito di stagnazione e mina la coesione sociale, poiché un popolo si sfilaccia tra tanti individui che non guardano al futuro con speranza ma sono impegnati a guardarsi – spesso con sospetto – gli uni gli altri. Serve un’immediata inversione di tendenza, con nuove politiche demografiche e di welfare.

Secondo il Consiglio nazionale dell’Ordine degli Psicologi la pandemia ha portato a un serio deterioramento della salute mentale dei più giovaniIn questi ultimi mesi sono aumentati notevolmente gli accessi in Pronto Soccorso per disturbi mentali, in particolare tentativi di suicidio o atti di autolesionismo.  Il venir meno delle istituzioni scolastiche con la socialità che le caratterizza così come il divieto di assembramento ha portato ad uno stravolgimento della quotidianità e del vissuto emotivo, causando l’aumento di problemi come sonno, ansia, irritabilità. Occorre intervenire sul fronte della salute mentale giovanile potenziando l’offerta di psicologi e psicoterapeuti dei Dipartimenti di Salute Mentale e valutare l’introduzione di sostegni che facilitino l’accesso alle cure a ai giovani in difficoltà economica. Emozioni represse o inconsapevoli, traumi non elaborati e sentimenti eccessivamente negativi nella fascia d’età giovanile rischiano di trasformarsi in fardelli di cui si sentirà il peso anche in età adulta.

Proprio per garantire il giusto equilibrio mentale e fisico dei giovani serve investire sullo Sport, per promuovere stili di vita sani, contrastare la sedentarietà e favorire la ripresa della socialità. Un obbiettivo perseguibile attraverso il riconoscimento delle figure professionali dello sport - soprattutto del professionismo femminile – l’organizzazione di grandi eventi sportivi, l’offerta di sport di base nei primi cicli di istruzione, l’educazione motoria fin dalla primaria con l’assunzione di laureati in scienze motorie.  

Quanto esposto nella premessa dovrebbe fornire il quadro nel quale definizione i progetti del Next Generation EU e del Piano per la Ripresa e la Resilienza a favore delle nuove e future generazioni. Come Intergruppo composto da parlamentari di tutti i gruppi di Camera e Senato invitiamo il governo, nel contesto del PNRR e delle riforme di accompagnamento al PNRR, di includere le seguenti proposte:

 

LAVORO

  1. a definire un piano straordinario per promuovere la formazione e l’occupazione dei giovani in funzione della loro emancipazione personale, nella prospettiva della necessaria transizione ecologica e dell’innovazione digitale nel sistema delle imprese e introdurre, nell’ambito di detto piano, una specifica azione di emergenza per i NEET che vada oltre Garanzia Giovani
  2. a rivalutare e modificare il programma ‘Garanzia Giovani’ per renderlo più efficace in linea con la proposta di raccomandazione della Commissione Europea COM(2020)276 prevedendo l’anticipo di parte delle erogazioni per evitare problemi di liquidità ai giovani di famiglie più svantaggiate
  3. a realizzare una riforma, condivisa con le parti sociali, dell’apprendistato professionalizzante semplificando i numerosi oneri burocratici vigenti con l’obiettivo di arrivare a 150 mila persone all’anno che ottengono una qualifica attraverso l’apprendistato
  4. contrastare il fenomeno dei tirocini non retribuiti in linea con la risoluzione del Parlamento Europeo COM(2020)276, intervenire affinché i tirocini curriculari siano esperienze realmente formative con un rimborso spese minimo e per evitare abusi nell’ambito dei tirocini extra-curriculari, per esempio limitando la durata massima
  5. semplificare l’accesso alle professioni, anche grazie all’introduzione di lauree abilitanti e professionalizzanti, e introdurre misure affinché tale lavoro sia congruamente retribuito
  6. rilancio e potenziamento delle politiche attive del lavoro, assicurando in questa prospettiva una più funzionale definizione della filiera istituzionale soprattutto tra l’ANPAL e le Regioni e un adeguato investimento finanziario in termini di servizi informatici e formazione delle risorse umane, potenziando i centri per l’impiego e promuovendo le agenzie private accreditate
  7. colmare il vuoto normativo relativo alle forme contrattuali dei lavoratori delle piattaforme digitali e dell’economia collaborativa adattando ammortizzatori e tutele con la flessibilità peculiare del settore

 

FORMAZIONE

 

  1. a investire adeguate risorse in un progetto strategico nazionale orientato alla formazione e allo sviluppo delle competenze digitali dei giovani - sia in ambito scolastico, a partire dalla scuola primaria, sia in ambito lavorativo – e dei docenti per i quali servono programmi di formazione specifici
  2. a rilanciare il Servizio Civile Universale per attivare percorsi giovanili di cittadinanza attiva con l’obiettivo di attivare 80 mila volontari all’anno per i primi 3 anni, invece dei 40 mila previsti dal PNRR
  3. aumentare le risorse per il diritto allo studio – aumento del numero di borse di studio e di risorse in sostegno di affitti calmierati, oltre ai nuovi 50-100k alloggi per studenti previsti dal PNRR - gli investimenti per la ricerca, i compensi per dottorandi e ricercatori
  4. a fare ricorso nel piano contro l’abbandono scolastico del PNRR non solo al tutoraggio a distanza ma anche in presenza in modo da rendere l’obbiettivo del recupero di 470k studenti tra i 12 e i 24 anni più realistico
  5. a definire un piano strutturato per promuovere lo studio a livello universitario delle materie scientifiche (STEM), specie tra le donne, e del multilinguismo, un piano per ora annunciato ma non incluso nelle bozze tecniche del PNRR per il quale sono allocati 1,1 miliardi di euro
  6. a potenziare l’orientamento per facilitare la transizione scuola/università-lavoro rafforzando l’attivazione di reti orizzontali e verticali tra istituzioni scolastiche e universitarie e imprese finalizzate ad accompagnare l'uscita dalla scuola verso il primo impiego; oltre alle 30 ore annuali di orientamento negli ultimi due anni del ciclo secondario e alla piattaforma digitale dedicata previsti dal PNRR serve un piano di formazione di personale specializzato
  7. a incrementare e rafforzare i percorsi di formazione tecnica e professionale valorizzando le esperienze degli enti formativi per realizzare nei territori percorsi professionalizzanti brevi, che nascano dal continuo dialogo con le aziende e che consentano di rispondere in tempi rapidi all'esigenza di competenze delle imprese
  8. a rilanciare l’Istruzione Tecnica Superiore (ITS), con obbiettivi ben più ambiziosi di quelli contenuti attualmente del PNRR in termini di numero di iscritti e a cui va conferita una specifica autonomia formativa con l’obbiettivo di declinarla come luogo di incontro tra ricerca applicata e imprese innovative
  9. a presentare uno specifico progetto per l'imprenditorialità giovanile – un tema del tutto assente dall’ultima bozza del PNRR come rileva il CNG - che comprenda anche l'imprenditorialità sociale e promuova e sostenga mediante una specifica disciplina start-up, spin-off e PMI innovative, mediante servizi di consulenza, mentoring e coaching per i giovani
  10. a coinvolgere i comuni e gli enti locali nella definizione dei progetti ‘Sport e periferie’ (cd. SEP) con l’obbiettivo di migliorare l'accesso allo sport e l'inclusione dei giovani e prevenire l'emarginazione e la deviazione verso la criminalità

 

EMANCIPAZIONE / WELFARE

 

  1. a potenziare, anche nell’ambito della riforma più organica delle politiche a sostegno della famiglia intrapresa con l’introduzione dell’assegno unico universale per i figli a carico, le misure idonee a assicurare sostegno in termini di servizi, anche e soprattutto per l’infanzia, al fine di agevolare l’accesso o la permanenza al lavoro delle giovani coppie, a partire dagli asili nido e l’estensione del congedo di paternità
  2. a introdurre una ‘dote universale’ in maniera tale che ogni cittadino, al compimento della maggiore età, possa ricevere un emolumento da investire in corsi di formazione, progetto imprenditoriale o altre iniziative idonee a rafforzare percorsi di autonomia individuale
  3. sviluppare piattaforme come la ‘Carta Giovani Nazionale’ (CGN), uno strumento unico per veicolare ed attuare le politiche a favore dei giovani, quali il “Curriculum Vitae Digitale”
  4. avviare un piano nazionale per la tutela della salute mentale dei giovani
  5. favorire l’accensione mutui agevolati per la prima casa per coppie o giovani under 35, tramite il potenziamento del Fondo Gasparrini o l’attribuzione di garanzie bancarie da parte dello Stato